Intervista ad Eliana Iorfida , autrice di “Sette paia di scarpe”

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Nel 2007 la Laurea in Archeologia, nel 2013 il secondo posto al Premio Letterario Rai “La Giara”. Eliana, ci racconti come nasce il tuo libro “Sette paia di scarpe”?

Nasce inizialmente dal desiderio di raccontare un’esperienza personale, una sorta di “diario di viaggio” di una giovane archeologa alla sua prima volta in Medio Oriente, che finisce poi col dilatarsi in un romanzo compiuto, incrociando la vicenda reale e commovente di una donna del posto, che meritava di essere portata alla luce al pari dei reperti che liberavo dalla sabbia. Del resto, l’atto di “scavare” tra le pieghe della realtà e poi “costruire” una storia, collettiva o personale che sia, è tratto comune a entrambe le mie passioni: l’archeologia e la letteratura. Nel 2013, la voglia di misurarmi con gli “addetti ai lavori” e sottoporre questo primo romanzo all’attenzione di una critica di spessore, mi ha indotta a buttarmi nell’avventura de “La Giara”, rivelatasi a sorpresa un’importante conferma e un punto di partenza per coltivare la scrittura in modo ancora più attento.

Uno scrittore, rileggendosi tra le pagine del proprio libro, trova sempre un qualcosa – un volto, un ricordo, la descrizione di un luogo, un sapore etc – che gli restituisce quell’emozione in più. A te cosa ha lasciato maggiormente il segno  di ciò che ci racconti nel tuo libro?

Rileggere oggi “Sette paia di scarpe” mi suscita una forte emozione. Non dimentichiamo che tra la Siria del romanzo – luogo di accoglienza, tolleranza, tradizione mediterranea e fascino millenario, dove le tracce di antiche civiltà si intrecciavano alla vita quotidiana dei piccoli villaggi del Kurdistan e della Jazeera – e la Siria di oggi, intercorrono ben quattro anni di straziante guerra civile, durante i quali gran parte dei luoghi e dei volti narrati sono stati cancellati per sempre con una furia senza precedenti. Sfogliare queste pagine e ritrovarci sorrisi, abbracci, spezie, tramonti, amicizie, musiche, incontri e siti che hanno fatto la storia dell’umanità e che adesso non esistono più, mi lascia un unico grande solco nel quale si coaugulano amarezza e malinconia.

Che consiglio daresti a tutti quei giovani – e non solo – che sognano di pubblicare il proprio libro ma che, per un motivo o per un altro, lo lasciano, come si suole dire, “chiuso in cassetto”?

Di aprire il cassetto e tirarlo fuori! L’unico modo per avere conferma del proprio talento, per capire se la stessa emozione che proviamo nello scrivere riusciamo poi a trasmetterla a chi ci legge – e a farlo nel modo più “pulito” e grammaticalmente corretto – è confrontarsi con i professionisti del mestiere, senza scoraggiarsi, ma sempre con senso di umiltà, autocritica e…un occhio vigile alle potenziali “fregature”.

Un’ultima domanda, più che altro una curiosità: hai già in cantiere il progetto di un prossimo libro?

Come ti dicevo, scrivo per passione e perché, osservando la realtà che mi circonda, non posso fare a meno di riconoscere al volo storie e personaggi che vogliono farsi raccontare, e lo faccio ritagliandomi il più possibile momenti di raccoglimento e libertà creativa tra un impegno e l’altro. Al momento, ho ancora un “conto in sospeso” con la Siria e, ti anticipo, anche con Firenze, città in cui ho studiato e vissuto a lungo. Se a questo aggiungi un’insolita esigenza di dar voce alla mia parte maschile, hai già molti ingredienti del romanzo che sta bollendo in pentola.

Grazie, Eliana! In bocca al lupo per il futuro.

Laura Montuoro

Visitate il blog di Eliana Iorfida: http://elianaiorfida.altervista.org/

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